Di Capua: “Il decreto Salvini? Un impatto negativo da ogni punto di vista”

In evidenza

Comunicati stampa

26 settembre 2018 alle 16:05

All’indomani dall’approvazione del decreto su immigrazione e sicurezza, votato all’unanimità in Consiglio dei ministri, parla la direttrice del servizio centrale Sprar. La riforma voluta da questo governo produrrà effetti negativi sui servizi legati all’accoglienza ai migranti, sui livelli occupazionali e, più in generale, creerà profondi disagi ai cittadini.

“Non condivido la sua sostanza e, da addetta ai lavori, ritengo che il decreto Salvini presenti degli aspetti critici tali da produrre effetti negativi anche sulla vita dei cittadini, oltre che dei migranti forzati, anche sul piano economico e sociale”. A parlare all’indomani dell’approvazione del decreto Salvini è Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar, in occasione della tavola rotonda “Vie Possibili di integrazione dei migranti – Mediterranea: un esempio”.

Il progetto Mediterranea, uno dei tanti promossi sul territorio dalla cooperativa sociale Tre Fontane per favorire l’integrazione e inclusione sociale dei migranti, ha coinvolto associazioni e onlus attive sul territorio di Roma: la Famiglia Vincenziana, l’associazione no profit Linaria e una progettista professionista. In occasione dell’incontro, ospitato dalla Congregazione Vincenziana, si è parlato del successo dell’iniziativa che ha coinvolto 12 beneficiari Sprar in attività artigianali e che, presto, porterà alla nascita di una cooperativa.

Daniela Di Capua, l’approvazione del decreto Salvini su immigrazione e sicurezza comporterà problemi al sistema di accoglienza italiana e, nel suo caso, a Roma?
“Per il Comune sarà un grave problema l’applicazione del decreto Salvini perché negli Sprar potranno essere accolti solamente i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati: la maggior parte dei beneficiari, però, sono richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria a cui verrebbero a mancare tutti quei servizi finalizzati all’inclusione sociale che prevengono i rischi di marginalità sociale e di insicurezza che vanno a vantaggio anche dei cittadini italiani.”.

Parliamo quindi di migranti di Serie A e Serie B?
“È sbagliato fare distinzioni perché una persona in attesa della Commissione territoriale ha diritto all’accoglienza e a un permesso di soggiorno per tutto il periodo necessario, a prescindere dal fatto che gli possa essere negata successivamente. Questo lasso di tempo deve, pertanto, essere utilizzato bene”.

Quali potrebbero essere le conseguenze?
“Probabilmente si abbasserà di molto la qualità dei servizi erogati nei Cas e, forse, anche degli Sprar che oggi erogano servizi specifici per la categorie più vulnerabili, potrebbe venire a mancare il livello minimo di strumenti per potersi poi rendere autonomi in un secondo momento.  Questa mancata acquisizione danneggerebbe i diretti interessati e provocherebbe, allo stesso tempo, danni al territorio”.

Ovvero?
“Il richiedente asilo in parte e i titolari di permessi di soggiorno che non avranno diritto all’accesso nei progetti Sprar potrebbero aver bisogno di cercare supporto tramite i servizi sociali o il servizio sanitario pubblico; inoltre non avranno probabilmente usufruito a sufficienza di corsi di italiano né quindi saranno in grado di comunicare fluidamente e di interagire con la cittadinanza; nella visione un po’ pessimistica ma realistica, i futuri richiedenti asilo e titolari di nuove tipologie di permessi per mantenersi, potrebbero più facilmente diventare vittime del mercato del lavoro nero o delle sacche della marginalità sociale. Tutto ciò contraddicendo, quindi, l’obiettivo prefissato dal governo di sicurezza e tutela”.

Oggi a che punto è il sistema di accoglienza nella Capitale?
“Roma dà un grande contributo con i suoi 2.500 posti Sprar attivi sul territorio, ma non è l’unica. Le medio-grandi città, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione, hanno trovato enormi vantaggi nell’aderire a questo sistema: da una parte consente di governare direttamente e con maggior efficacia un fenomeno che dovrebbero comunque fronteggiare sui propri territori, dall’altra di poter utilizzare risorse attivando servizi a 360 gradi”.

Progetti e best practice come Mediterranea rischiano con il decreto Salvini di scomparire?
“Per fortuna al momento non sono a rischio perché non sono stati ancora esplicitati tutti i dettagli che a cascata riguarderanno il proseguimento della rete Sprar e relativi finanziamenti. Per i prossimi due anni le progettualità sono stabili”.

Progettualità che hanno avuto in questi anni tanti benefici
“Sicuramente, perché da una parte hanno agevolato l’integrazione dei beneficiari, dall’altra hanno consentito loro di acquisire professionalità utili per il territorio. Tutto ciò è costato molto poco rispetto ai risultati perché le persone integrate non costituiscono assolutamente un problema per la comunità ma una ricchezza”.

Se dovesse essere una Cassandra, come immaginerebbe questo futuro?
“Lo immagino in grande difficoltà, come un momento di involuzione. Vorrei che fossimo pronti a gestire questo potenziale criticità evitando di rimanere schiacciati da qualcosa che rischiamo di subire”.

Nel concreto?
Si potrebbero perdere molti posti di lavoro legati all’accoglienza su cui hanno investito tanti giovani. In questi anni sono nate nuove figure professionali che rischiano di non avere più prospettive, così come anche tanti servizi, attivati attraverso progetti ad hoc, di cui beneficiano i tutti i cittadini inclusi gli italiani soprattutto nei piccoli centri; penso ad esempio agli sportelli di orientamento al lavoro, all’autobus per i bambini che vanno a scuola, al supermercato aperto”.