Teatro Tor Bella Monaca, oltre 100 migranti sul palco per festeggiare il Natale e l’integrazione

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13 dicembre 2017 alle 9:30

“Rifugiamoci nell’arte”, lo spettacolo promosso dalla cooperativa sociale Tre Fontane, celebra tre anni di rappresentazioni: sketch, musica, canti e danze hanno animato il palco del teatro romano. In platea rappresentanti della Prefettura di Roma, sindaci dei Comuni laziali coinvolti e Laura Baldassarre, assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale del Comune di Roma.

Roma, 12 dicembre – Fare comunità e integrarsi nel tessuto cittadino attraverso la messa in scena delle proprie tradizioni musicali e coreografiche sono stati alla base della nascita tre anni fa del progetto “Rifugiamoci nell’arte”, promosso dalla cooperativa sociale Tre Fontane.

Ieri sera il Teatro Tor Bella Monaca di Roma ha ospitato per la prima volta i migranti destinatari del progetto “Rifugiamoci nell’arte 3.0”. Oltre un centinaio di persone, provenienti da una ventina di strutture laziali fra Sprar e Cas, si è esibito in sketch, piéce, canti e balli davanti a un’entusiasta platea di loro connazionali e cittadini romani. Ad assistere allo spettacolo teatrale sono stati anche rappresentanti della Prefettura e del V Dipartimento Roma Capitale, sindaci di alcuni Comuni laziali e Laura Baldassarre, assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale del Comune di Roma.

Rispetto alle passate edizioni, le performance di ieri sera sono state caratterizzate da una forte connotazione italiana, a voler rimarcare il legame di queste persone con il territorio e il loro desiderio per una piena integrazione.  Nella scelta delle rappresentazioni teatrali sono state perciò privilegiate le tradizioni culturali italiane, dalle canzoni come “Vecchio scarponedi Gino Latilla fino a sketch tratti da “Natale in casa Cupiellodi Edoardo De Filippo. Sono state composte dai migranti anche nuove canzoni, eseguite sempre in italiano.

“Per questi ragazzi esibirsi in italiano è stato un modo per mettersi in discussione e provare a comunicare nella lingua del Paese che accoglie: penso, per esempio, alla canzone ‘Mai dire mai’ composta da un gruppo di beneficiari ribattezzati i “Neri per CAS“, è il commento di Rosa Perrotta, responsabile del progetto “Rifugiamoci nell’arte 3.0” per la Tre Fontane.

Anche l’allestimento della scenografia è stato curato interamente dai migranti. “Chi non è voluto salire sul palco ma ha dimostrato una certa manualità o propensione per la pittura e la scultura, è stato coinvolto nella realizzazione della scenografia”.

Sul palco è salita anche la FC Tre Fontane, la squadra di calcio composta interamente da profughi e richiedenti asilo ospiti nei quattro centri d’accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale Tre Fontane fra Anzio e Nettuno. Attraverso la sua fondazione Roma Cares, la società giallorossa ha donato alla rappresentativa materiale sportivo inutilizzato delle passate stagioni.

Lo spettacolo “Rifugiamoci nell’arte 3.0” è il frutto di attività laboratoriali svolte all’interno dei centri d’accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale: dai corsi di italiano alle lezioni di musica e canto. Questi laboratori, inoltre, sono inquadrati in un programma più ampio volto a fornire ai beneficiari tutti gli strumenti necessari per la loro integrazione nella comunità.

“Chi ha avuto modo di assistere allo spettacolo – spiega Rosa Perrotta – ha capito chi sono i rifugiati e i richiedenti asilo: ragazzi che, arrivati da poco in Italia, si sono cimentati in una attività”. “Le attività, attraverso lo svago e il gioco, aiutano l’apprendimento dei migranti”, puntualizza la responsabile del progetto. “Il mettere in piedi uno spettacolo dà il rispetto della regola, della norma: penso, ad esempio, alle leggi che governano il mondo del teatro come la gestione dei tempi di entrata e uscita sul palcoscenico”.

Organizzato dalla Tre Fontane, l’evento culturale ha rappresentato un momento di aggregazione e integrazione sociale poiché, come è ormai da tradizione, porta sul palco l’arte dei migranti beneficiari dei centri d’accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale. L’arte diviene in terra straniera una forma di integrazione fra i popoli, ma anche racconto di sé, dei sogni e delle speranze di chi è stato costretto, per la guerra o l’estrema povertà, ad abbandonare il proprio Paese d’origine.

“Rifugiamoci nell’arte 3.0” è stato un viaggio intenso e meraviglioso attraverso la storia, la cultura e le tradizioni di persone fuggite dal proprio Paese. Un racconto che, quest’anno, si è chiuso con la donazione di un quadro all’assessore Baldassarre: sulla tela una barca in balia dei venti e del mare e, in alto, la bandiera italiana perché “l’Italia è un Paese che accoglie”.