Rifugiamoci nell’arte 3.0: in scena danze tribali, canti popolari e storie di migranti

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22 novembre 2017 alle 17:48

Lunedì 11 dicembre, dalle ore 18, il Teatro di Tor Bella Monaca ospiterà la nuova edizione di “Rifugiamoci nell’Arte 3.0”. Organizzato dalla Tre Fontane, l’evento culturale rappresenta un momento di aggregazione e integrazione sociale poiché, come è ormai da tradizione, porta sul palco l’arte dei migranti beneficiari dei centri d’accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale.

L’arte diviene in terra straniera una forma di integrazione fra i popoli, ma anche racconto di sé, dei sogni e delle speranze di chi è stato costretto, per la guerra o l’estrema povertà, ad abbandonare il proprio Paese d’origine.

“Rifugiamoci nell’arte 3.0” è un viaggio intenso e meraviglioso attraverso la storia, la cultura e le tradizioni di persone fuggite dal proprio Paese. Un viaggio fatto di canzoni, danze popolari, sketch teatrali, fotografie e manufatti che parlano della terra, dei sacrifici, dei desideri e degli stati d’animo di chi è costretto a ricominciare una nuova vita, spesso lontano dai propri affetti familiari.

Ad accogliere i visitatori saranno tante piccole mostre. Esse rappresentano il risultato finale dei corsi di laboratorio a cui i migranti dei CAS e degli SPRAR hanno preso parte in questi mesi. Un’occasione di incontro tra tutti gli operatori che, quotidianamente, mettono in campo le proprie professionalità per offrire un’accoglienza attiva, in grado di creare capitale umano e sociale. Ogni attività è volta a condividere un momento di “ricreativa accoglienza”, di valorizzazione delle “diversità”, dove le differenze diventano ricchezza potenziale e valore aggiunto di un percorso di integrazione sociale.

Nella passata edizione si potevano scorgere, realizzate dallo SPRAR di San Michele, alcune pitture su tessuti inneggianti alla felicità (rappresentata da una fiamma sopra una bocca sorridente mentre un sole irradia le tre persone unite nella danza) o alla conoscenza (l’arco rappresenta la cima di un teschio umano e, sotto, una stella splendente dirama i suoi raggi di luce. Sono emblemi della conoscenza creativa e viva). Oppure si potevano apprezzare alcuni modellini di aerei e automobili realizzati dal CARA Codirossoni con materiale riciclato, fil di ferro e cartone. O, ancora, indumenti lavorati all’uncinetto dai rifugiati dello SPRAR Riserva Nuova o manufatti in terracotta, come il Jambè o una maschera africana, confezionati dai ragazzi del CAS Anzio Armellino.