“Prima Meta”, l’inclusione sociale dei migranti attraverso il rugby

Comunicati stampa

02 ottobre 2017 alle 9:40

Che l’integrazione passi attraverso lo sport non è una novità. Ma che i migranti vengano accolti in una squadra di rugby e non di calcio, questa è la vera forza innovativa del progetto “Prima Meta” promosso dalla cooperativa sociale Tre Fontane. L’iniziativa ha coinvolto due beneficiari del Cas Colleferro in provincia di Roma. A inizio settembre Mamadi ha esordito nella trasferta del Colleferro Rugby ad Avezzano.

Lo sport viene vissuto quale componente fondamentale nella vita dell’individuo per lo sviluppo di valori positivi, siano quelli dell’amicizia, del divertimento, di una sana competizione, della salute fisica e mentale, della cultura. Lo sport, come collante di una comunità territoriale, fa bene a chi lo pratica e a chi non lo pratica, perché al di là dell’aspetto agonistico, incentiva la socialità e l’integrazione nel rispetto dell’altro.

Lo sport ha grande capacità d’aggregazione e per questo svolge un ruolo sociale importante: promuove valori come lo spirito di gruppo, la tolleranza, il senso di appartenenza comune e può quindi facilitare l’integrazione e sostenere il dialogo interculturale. Queste caratteristiche hanno portato i sociologi a definirlo sport sociale, ovvero uno strumento di integrazione mirata anche alle popolazioni emarginate.

Lo sport può essere uno strumento per il riscatto sociale, ossia di una veloce accettazione da parte della società d’accoglienza. Può inoltre rappresentare un mezzo di mobilità sociale e quindi di ascesa quando si manifesta il passaggio dallo sport dilettantistico al professionismo. 
L’appartenenza a un’associazione, a un club o a una squadra può costituire un forte simbolo d’identità, poiché trasforma gli atleti in attori collettivi che hanno gli stessi obiettivi e condividono interessi comuni.

“La scelta del rugby – spiega Giovanni Malagnino, responsabile del progetto “Prima meta” di Tre Fontane – è dettata dal paese di appartenenza, Colleferro, dove è molto praticato e seguito”. “È uno sport noto per il caratteristico terzo tempo – prosegue il responsabile – dove le squadre si ritrovano insieme per condividere il dopo-partita, accentuando il valore della  sportività e dell’amicizia”.

Giovanni Malagnino di Tre Fontane così conclude: “Uno dei nostri beneficiari si è inserito nel progetto e, avendo mostrato ottime capacità sia fisiche sia relazionali, attualmente fa parte a pieno titolo della squadra di rugby di Colleferro e sta partecipando al campionato appena iniziato”.

 

RASSEGNA STAMPA

vanityfair.it – I migranti a Colleferro giocano a rugby