Abruzzo, va in scena il primo spettacolo recitato da migranti

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07 settembre 2017 alle 17:36

Promosso dalla cooperativa sociale Tre Fontane e patrocinato dal Comune di Roseto degli Abruzzi, “Vite (a)mare” si propone come strumento per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’integrazione e del lavoro. Appuntamento per mercoledì 6 settembre alle 21 nella villa comunale.

È andato in scena mercoledì 6 settembre, nella villa comunale di Roseto degli Abruzzi, lo spettacolo teatrale “Vite (a)mare” diretto da Riccardo Ricci. Sul palco allestito per l’occasione, a partire dalle ore 21, si sono esibiti i migranti ospitati all’interno del centro d’accoglienza del Comune abruzzese.

Il progetto, promosso dalla cooperativa sociale Tre Fontane e patrocinato dall’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi, si pone come obiettivo l’inserimento e il recupero dell’identità sociale dei migranti attraverso il teatro. È stata pertanto una naturale conseguenza il fatto che il tema dello spettacolo fosse figlio delle testimonianze e dei racconti dei suoi protagonisti.

“L’identità – spiega Antonella Durante, responsabile del progetto “Vite (a)mare – è un concetto primario per i rifugiati: sebbene accolti e grati, rimangono comunque ospiti di un paese straniero fino all’attestazione di documenti; la propria storia, i propri ricordi e traumi si fondono con la realtà del paese ospitante e spesso lo stacco è duro da metabolizzare”. Per questo il laboratorio teatrale si svolge in un ‘atmosfera di ascolto e attenzione: in esso l’individuo si relaziona col gruppo che assiste e sostiene ogni membro nel percorso di recupero della sua coscienza.

“Vite (a)mare diviene una cassa di risonanza per inviare un messaggio chiaro all’opinione pubblica sulla reale entità e condizione dei rifugiati nel nostro Paese. Il laboratorio ha la scopo di creare un legame fra la provincia ospitante e i fruitori del progetto. Gli operatori dello SPRAR, i rifugiati, l’esperto, i tecnici, gli psicologi e gli interpreti lavoreranno insieme per un fine comune. Poiché il rifugiato nel momento in cui riceve ospitalità si libera solo in parte dalla sua condizione, il resto del processo va fatto sul nostro territorio. Solo accogliendo e collaborando si può riuscire a trasformare un rifugiato in un connazionale prima e in un lavoratore poi.

“Non è facile affrontare i temi dell’immigrazione”, sottolinea l’assessore alle Politiche sociali, Luciana Di Bartolomeo, “soprattutto in questi giorni. E’ però opportuno, anzi, direi fondamentale, confrontarsi con le storie di persone, uomini, donne e bambini, che hanno affrontato lunghi e tormentati viaggi. L’integrazione è importante e va supportata dalla conoscenza reciproca. Il progetto Vite (a)mare va certamente in questa direzione”.

 

RASSEGNA STAMPA

abruzzonews.eu
cityrumors.it
quotidianolacitta.it
Il Centro – I rifugiati in scena raccontano se stessi
Il Centro – Questa sera lo spettacolo con i migranti